Categoria: Ortodonzia

26 Marzo 2019
Frenulectomia

I tessuti molli del cavo orale

rivestono un ruolo fondamentale nel mantenimento dello stato di salute! Importanti saranno, ad esempio, i frenuli.

Si tratta di un fascio di fibre connettivali e muscolari che talvolta risultano di volume aumentato e per cui se ne richiede la rimozione o la modifica di sede.

La Frenulectomia, dunque,sarà proprio la rimozione chirurgica di un frenulo attraverso incisione dello stesso, mentre per Frenulotomia si intende il riposizionamento più apicale del frenulo.

Sono metodiche che vengono adottate quando i frenuli, labiale e linguale, sottili bande di tessuto molle che collegano labbra, guance e lingua alla mucosa alveolare, sono causa di limitazioni ai fisiologici movimenti dell’apparato stomatognatico, andando ad interferire anche nella fonesi, durante il processo masticatorio e nel corretto posizionamento degli elementi dentari.

Gli interventi sono indicati nel momento in cui si riscontrino delle reali interferenze che alterino la fisiologia del cavo orale, previa valutazione clinica e radiologica.

Dott.ssa Martina Corsi

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19 Marzo 2019
Protesi

La protesi totale è un dispositivo

che permette al paziente totalmente edentulo (che ha perduto tutti i
denti di una o entrambe le arcate dentarie) di riacquistare le funzioni:

  • Masticatoria
  • Estetica
  • Fonetica

Essa, idealmente, dovrebbe aderire alle mucose che ricoprono la mascella o la mandibola analogamente a due lastre di vetro con interposta una goccia d’acqua, che nel cavo orale è rappresentata dalla saliva: si
viene a creare una condizione di “vuoto” che permette alla protesi di stare saldamente ferma.

COSA FARE QUANDO LA PROTESI INIZIA A “TRABALLARE” E CADERE?

Capiamo perché accade ciò: le arcate dentarie, in assenza degli elementi dentari, sono soggette ad un
processo di riassorbimento osseo, con conseguente ripercussione sulle strutture che lo ricoprono, quindi le mucose.

La graduale perdita di struttura ossea determina la formazione di “spazi” tra la protesi e le mucose,
impedendo quindi la formazione del “vuoto”, condizione necessaria affinchè tale dispositivo non cada.

In questo caso è necessaria la RIBASATURA della protesi: si tratta di una procedura che, attraverso la
semplice presa di una impronta, permette di apporre il materiale “mancante” nelle zone in cui si sono
creati gli spazi, affinchè la protesi si adatti alla nuova struttura ossea delle arcate.

Dott.ssa Valentina Camilli

19 Febbraio 2019
Mal di testa

I casi di emicrania o di cefalea di tipo tensivo…

…che difficilmente rispondono alla terapia specifica, richiedono una valutazione odontoiatrica, quantomeno per escludere questa possibile componente patogenetica.

Infatti sia in funzioni normali (deglutizione, masticazione) che patologiche (digrignamento, bruxismo, serramento) la mandibola, trascinata dai muscoli elevatori, ha la tendenza ad avvicinarsi alla mascella facendo perno sul condilo e fermandosi solo quando le arcate dentarie antagoniste entrano in contatto fra loro.

Ma se questo contatto avviene per qualunque ragione (scheletrica, dentale, ecc) in una posizione scorretta (morso profondo, deviato, retruso) ecco che, per un periodo di ore/giorno incredibilmente alto, indipendentemente dalla volontà o dallo stato di sonno o veglia, i muscoli masticatori risultano contratti, e predispongono all’insorgenza di cefalea.

Il mal di testa, dovuto quindi all’affaticamento dei muscoli della masticazione, oppure dei muscoli della testa, del collo e delle spalle, sarà associato ad un dolore localizzato in varie aree della testa, come le tempie, il lato del viso, la fronte, la parte posteriore e quella superiore.

Se tale affaticamento è causato dal bruxismo notturno il mal di testa si manifesterà prevalentemente o esclusivamente la mattina appena svegli.

Un’altra causa di mal di testa può essere il dolore che si irradia dall’articolazione temporomandibolare.

Quando questa articolazione è infiammata il dolore è solitamente localizzato nella zona davanti all’orecchio, ma quando è più intenso, ad esempio durante la masticazione, si può irradiare a tutta l’area circostante, soprattutto la tempia e il lato della testa.

Inoltre, qualunque postura scorretta della mandibola dovuta alla malocclusione dentaria induce necessariamente atteggiamenti compensatori a livello della colonna cervicale: di qui un’altra possibilità di influire sulla patogenesi della cefalea, che per questo viene chiamata “cervicogenica”.

A volte questi episodi di mal di testa possono essere confusi con attacchi di emicrania, in quanto si possono manifestare nello stesso modo.

Un’indagine odontoiatrica permetterà di effettuare una diagnosi certa e di attuare una terapia risolutiva, ad esempio mediante l’utilizzo di un semplice bite.

Dott.ssa Martina Corsi

5 Febbraio 2019
OSAS

Hai mai sentito parlare di OSAS?

Si tratta della Sindrome da apnea ostruttiva nel sonno; caratterizzata da episodi di ostruzione completa o parziale delle vie aeree superiori durante il sonno, con sintomatologia correlata.

Può manifestarsi di notte, con russamento ed apnee, sonno frammentato ed ipossiemia, oppure durante il giorno, con sonnolenza inappropriata. Le conseguenze saranno di tipo cardiovascolare e neurocomportamentale.

I sintomi riscontrati in caso di OSAS sono: russamento sporadico o intermittente, sonnolenza diurna, risveglio con fame d’aria, attività motoria durante il sonno con agitazione e sudore, poliuria e reflusso gastroesofageo.

In particolare modo, in fase diurna si ha cefalea, irritabilità, depressione, problemi della sfera sessuale, astenia.

Bisogna porre attenzione alle conseguenze associate ad OSAS, in quanto si assiste all’insorgenza di ipertensione arteriosa, nel 50% dei casi, e di sindrome coronarica acuta.

Inoltre, la privazione di sonno può determinare demenza e disturbi cognitivi, così come la disregolazione dell’appetito e/o l’aumento di peso: nel paziente con disturbi del sonno non c’è produzione di leptina da parte del tessuto adiposo, dunque non ci sarà senso di sazietà, per cui i risvegli saranno improvvisi e soprattutto associati a forte senso di fame.

L’approccio multidisciplinare prevede la copartecipazione in equipe di specialisti, tra cui un ortodontista che rintracci condizioni di malocclusione, disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare e che proponga una terapia risolutiva mediante dispositivi intraorali.

 

D.ssa Martina Corsi

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5 Aprile 2017

Oggi vi parlerò di una delle paure più radicate nei pazienti: IL DENTE DEL GIUDIZIO.

L’ottavo dente dell’arcata dentaria, corrispondente al terzo molare, viene chiamato anche dente del giudizio, in quanto è l’ultimo a erompere e la sua eruzione avviene fra i 16 e i 20 anni.

In realtà la razza umana nei tempi preistorici possedeva 4 molari ma via via con l’evoluzione e con l’accorciarsi della mandibola il nono dente è andato a scomparire, anche se talvolta in rari casi se ne trovano ancora come abbozzi.

Sempre a causa dell’accorciarsi della mandibola si sta andando incontro alla perdita anche del terzo molare.

Anche se l’accorciamento mandibolare è più veloce della perdita del terzo molare per cui oggi ci troviamo nella condizione di avere nella maggior parte dei casi una mancanza di spazio all’eruzione del dente del giudizio e al loro impattamento contro l’osso o ai denti antecedenti.

Questa situazione comporta spessissimo alcuni problemi quali: spostamento e accavallamento degli incisivi, carie destruenti a carico dei settimi, infiammazioni e infezioni nella zona di eruzione.

In tutti questi casi l’unica terapia possibile è sicuramente l’estrazione.

Questa può essere semplice, complessa o chirurgica.

Fondamentale è un accurato studio della posizione del dente del giudizio nella sua relazione spaziale tridimensionale.

Questa vale soprattutto per quelli inferiori in quanto in stretto contatto con il nervo alveolare inferiore.

E’ proprio per questo motivo che oggi non si può prescindere da una CBTC (CONE BEAM TAC) per lo studio tridimensionale del caso prima di affrontare l’intervento.

In mani esperte l’intervento dura intorno ai 15/20 minuti e questo significa che è possibile effettuare l’estrazione dei 4 denti del giudizio in una unica seduta.

Questo significa anche un solo tempo chirurgico, un solo periodo di guarigione e una sola terapia farmacologica riducendo così i tempi di recupero e il sovraccarico farmacologico.

Il post-operatorio non presenta quasi mai fastidi particolari né tantomeno dolore.

Giusto un po’ di gonfiore della parte che dura circa 4 giorni.

Dott. Marco Cernicchi

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