LE VENEER – UN SORRISO DA STAR

25 Febbraio 2017

Abbiamo visto come molti attori famosi debbano parte della loro bellezza e del loro fascino alle cure del dentista. E’ opinione comune che certi livelli di alta qualità estetica siano solo alla portata tecnica ed economica di pochi eletti. Oggi con le veneer è possibile in modo semplice veloce e non troppo costoso migliorare il proprio sorriso. Le veneer sono dei sottili gusci di ceramica dello spessore di pochi decimi che vengono incollati sui denti per modificarne forma posizione e colore senza rovinarli assolutamente in quanto i denti sottostanti spesso non vengono quasi toccati. Ottime nei casi in cui ci sia necessità di ingrandire i denti e/o modificarne forma o posizione. Un accurato studio del caso e una ricostruzione in cera del lavoro finito (ceratura diagnostica) sono fondamentali per una buona riuscita estetica del caso.

Dott. Marco Cernicchi

Posted in Blog, Implantologia chirurgia by Smile Center Italia | Tags: , , ,
19 Febbraio 2017

Oggi parleremo di una problematica estremamente frequente, presente sia nei giovani che nelle persone più mature.

LE RECESSIONI: Si tratta di retrazioni della gengiva che possono colpire uno o più denti in zone singole o multiple della bocca. Il problema è multifattoriale:
1) Quantità e qualità della gengiva aderente che è predeterminata geneticamente;
2) Malposizione dei denti che hanno le radici al di fuori dal bordo osseo;
3) Traumi meccanici quali uno spazzolamento troppo violento o l’uso di spazzolini dalle setole troppo dure;
4) Presenza di placca e tartaro che determinano infiammazione e retrazione ossea.

Al di là del problema estetico c’è un problema funzionale di sensibilità aumentata al freddo o al caldo.
Ma il problema vero è che una volta innescato il meccanismo della recessione questo diventa irreversibile e negli anni può portare alla perdita del dente.
Il problema è controllabile se all’inizio con la modifica di alcuni comportamenti, spazzolini con setole morbide e tecnica corretta di spazzolamento più dei controlli specialistici almeno 2 volte all’anno.
Se il problema è avanzato come nella foto sopra allora non rimane altro che la chirurgia.
Oggi sono state pubblicate ben 21 tecniche differenti per la ricostruzione dei tessuti gengivali.Sarà compito dello specialista scegliere materiali e tecniche più adatte al caso.

 

In un prossimo articolo vedremo alcune delle tecniche principali.

Dott. Marco Cernicchi

3 Marzo 2015

È caratteristico che in gravidanza si abbia un aumento di forme di gengivite e talvolta la comparsa di caratteristiche estroflessioni interdentali dette epulidi.Epulidi

Le epulidi crescono velocemente a partire dal terzo mese, e sono localizzate in genere sull’arcata dentaria superiore.

Si formano tra due denti, di solito vicino a quelli compresi nella zona fra i due canini.

La causa delle epulidi è multifattoriale, è ipotizzabile che sia necessario una concomitanza di cause e di fattori predisponenti nella genesi del quadro clinico.

Tra essi possiamo ricordare: la presenza di focolai infettivi a carico dei tessuti parodontali profondi e superficiali, il biotipo parodontale, le alterazioni fisiologiche ormonali (tipiche del periodo gravidico) e l’assunzione di alcune terapie farmacologiche sistemiche.

Le epulidi devono essere asportate solo qualora siano molto fastidiose o sanguinanti, infatti nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente dal nono mese in poi.

Le metodiche terapeutiche tradizionali si avvalgono di tecniche d’asportazione escissionali con bisturi a lama fredda, di toilette chirurgiche locali che comprendono manovre di levigatura radicolari e ossee alveolari.

E’ possibile prevenire questa patologia con un programma di igiene orale professionale a cominciare dall’inizio della gravidanza e continuare poi a livello domiciliare, evitando però l’uso di agenti per il controllo chimico della placca come la clorexedina poiché attualmente mancano test di teratogenicità; sono consigliati i collutori a base di sostituti salivari che contengono gli stessi componenti della saliva.

Posted in Blog by Admin | Tags: , ,
6 Febbraio 2015

Il diabete mellito è stato a lungo ritenuto una controindicazione relativa alla terapia implantologica, ma si tratta di un rapporto complesso in cui molto resta da approfondire. Un gruppo di studiosi coordinato da Thomas W. Oates dell’università del Texas si è incaricato di fare il punto sulle attuali conoscenze sul tema, attraverso una revisione sistematica della letteratura pubblicata su Clinical Oral Implants Research.diabethes
Nel 2008 al mondo ci sono ca. 350 milioni di diabetici; tra le popolazioni benestanti, il problema aumenta e si stima che a uno statunitense su tre verrà diagnosticata questa patologia entro il 2050. Il diabete si associa a patologie orali e alla perdita di elementi dentari e il trattamento implantologico può comportare un complessivo benessere al paziente. Un regime dietetico adeguato è essenziale; numerosi studi hanno fornito solide evidenze dell’associazione tra una scarsa funzionalità masticatoria e carenze di vitamine, minerali, fibre e proteine e si ritiene che il miglioramento della funzionalità orale assicurato dalla terapia implantare abbia in questo un ruolo positivo.«Sulla base della letteratura disponibile fino a questo momento – affermano gli autori – non ci sono dati clinici chiari a sostegno di un aumento dei fallimenti degli impianti nei pazienti che non hanno un buon controllo glicemico e, anzi, gli studi più recenti supportano il ricorso alla terapia implantare in questi soggetti, adottando accorgimenti particolari per far fronte ai ritardi nell’osteointegrazione».Pur nella consapevolezza della limitazione delle nostre conoscenze, si tratta di un cambiamento dell’atteggiamento finora adottato nei confronti delle persone diabetiche, che tiene in maggior considerazione il confronto tra rischi e benefici.

Oates TW, Huynh-Ba G, Vargas A, Alexander P, Feine J. A critical review of diabetes, glycemic control, and dental implant therapy. Clin Oral Implants Res 2013 Feb;24(2):117-27.

6 Febbraio 2015

Attenzione alla parodontite, che si manifesta con frequente sanguinamento gengivale, alitosi e sensazione di “allungamento” di un dente. Il problema è molto frequente. La forma più grave di malattia delle gengive che colpisce l’ancoraggio tra la radice del dente e la mascella e può portare alla perdita dei denti, potrebbe interessare almeno otto milioni di persone in Italia, più o meno l’8-10 per cento della popolazione adulta e un bambino su mille. Eppure esiste il sistema per scoprire precocemente il danno e quindi mettere in atto presto le misure che consentono di salvare un dente e di compromettere meno il portafoglio. Secondo Maurizio Tonetti, presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia c’è infatti un test del tutto indolore che permette al medico di capire se i sintomi sono legati ad un’alterazione superficiale e di poco conto delle gengive oppure se invece possono nascondersi situazioni in grado di portare alla perdita di denti. “L’indagine prende il nome di PSR e dà rapidamente ragione della necessità o meno di provvedere ad approfondimenti mirati e a terapie specifiche”, spiega l’esperto. Se una persona risulta negativa al test che mette in guardia sulla presenza di eventuali problemi gengivali profondi deve proseguire con il suo programma di protezione dei denti, che si costruisce attraverso una valida igiene orale, i controlli e la pulizia dei denti ogni sei mesi. Chi invece ha un risultato positivo del test dovrebbe essere studiato con grande attenzione dallo specialista perché a rischio di parodontite anche potenzialmente grave. Ovviamente una volta ottenuti i risultati di questo screening occorre procedere ad esami più mirati, come particolari controlli radiografici che danno informazioni sulla quantità di osso residuo attorno alle radici dei denti.