Sbiancamento professionale

Dott.ssa Valentina Rocchi

Dott.ssa Valentina Rocchi

Dott.ssa Valentina De Rubeis

Dott.ssa Valentina De Rubeis

Un bel sorriso è un’ottima presentazione di sé ed è fonte di autostima e sicurezza.

Possedere denti bianchi e dall’aspetto luminoso è un desiderio sempre più diffuso, motivo che spinge molti pazienti a richiedere interventi di sbiancamento professionale. Il colore dei denti è un dato variabile e molto personale che dipende da fattori genetici, dallo stato di salute generale, da abitudini di vita e alimentari. Il fumo, il consumo regolare di alimenti quali thé o caffè, possono pigmentare lo smalto dei denti rendendolo più scuro e meno brillante. Anche l’età e gli interventi di devitalizzazione possono contribuire alla maggiore pigmentazione dei denti. La naturale translucenza dello smalto infatti, rende visibile il progressivo ispessimento della dentina così come i materiali di otturazione presenti nei tubuli dei denti devitalizzati, spegnendo la luminosità del sorriso. La soluzione a questo problema è un intervento di sbiancamento dentale, uno dei trattamenti di odontoiatria estetica più richiesti. Esiste un’ampia casistica di rimedi di sbiancamento fai da te, molti dei quali inutili o addirittura altamente pericolosi per la salute dello smalto e delle gengive. In commercio si possono trovare altrettanti metodi per lo sbiancamento dentale domiciliare. Si tratta di sistemi più sicuri poiché più controllati, ma spesso deludono le aspettative degli acquirenti: possiedono infatti principi attivi meno concentrati rispetto a quelli professionali e non vengono applicati su denti perfettamente puliti e asciutti, come avviene invece in sede clinica. Inoltre, la mancanza di supervisione del medico odontoiatra, non esclude spiacevoli effetti collaterali in pazienti con problemi orali (presenza di carie, otturazioni obsolete, recessione gengivale…). L’intervento di sbiancamento professionale è l’unico in grado di coniugare sicurezza e risultato, permettendo di ottenere un sorriso più luminoso e salvaguardare il benessere di denti e gengive. Una tecnica di sbiancamento dentale attualmente diffusa negli studi odontoiatrici professionali prevede l’utilizzo del perossido di idrogeno il cui potenziale sbiancante può agire per auto-attivazione oppure foto-attivazione per mezzo del laser o di speciali lampade alogene o al plasma, essendo la luce un elemento catalizzatore in grado di avvantaggiare il processo. Dopo un’adeguata protezione delle gengive, sulla superficie dentale del paziente viene applicato un gel contenente perossido di idrogeno, in concentrazione media pari al 35-40%: il perossido penetra all’interno dello smalto dentale (che ha un struttura prismatica in grado di “aprirsi” per assorbire le sostanze sbiancanti) senza minimamente intaccarne l’integrità. La minore o maggiore concentrazione del principio attivo e la durata dell’esposizione consentono di ottenere una diversa intensità del risultato. Lo sbiancamento di denti devitalizzati, richiede invece una procedura più mirata, e si realizza tramite un “lavaggio” interno, lungo il canale dentale, con soluzione al perossido. In sede di trattamento professionale, la seduta di sbiancamento è normalmente preceduta da un’adeguata pulizia dentale e da un controllo dello stato di salute del cavo orale. La supervisione del medico odontoiatra e la sicurezza della tecnologia impiegata in uno studio professionale, rendono l’intervento di sbiancamento dentale totalmente sicuro e realmente efficace.

 

7 Maggio 2019
Acidi antismalto

Quali sono i nemici dello smalto dei denti?

Anche se lo smalto dei denti è uno dei tessuti più duri, ha due nemici capaci di causarne danno sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo: l’abrasione da spazzolamento e l’erosione da acidità degli alimenti.

L’erosione consiste nella perdita di smalto dentale per dissoluzione chimica della sua componente minerale.

Non è provocata da microrganismi, ma da sostanze acide (con pH tra 1 e 6) che entrano direttamente a contatto con esso.

Può colpire anche chi ha un’ottima igiene orale.

Quando è coinvolta la dentina, si manifesta con ipersensibilità dentinale.

L’abrasione prevede uno stimolo causale di tipo meccanico, con perdita di sostanza dura dentale, soprattutto a livello del colletto del dente.

Le cause principali di abrasione sono: uso di spazzolini con setole troppo dure; movimenti di spazzolamento errati; utilizzo di una forza eccessiva nella mano o nel braccio durante lo spazzolamento e uso di uno spazzolino rovinato.

Quindi, è raccomandabile sostituire lo spazzolino almeno una volta ogni tre mesi.

Molto spesso, il risultato di uno stimolo erosivo è accompagnato anche da un processo abrasivo.

Questo accade perché l’azione erosiva degli acidi si concretizza in un attacco alla componente minerale del dente che, di conseguenza, più facilmente potrà essere abraso durante lo spazzolamento del dente.

L’erosione dentale è il risultato di attacchi acidi diretti, provenienti principalmente dalla dieta e dai succhi gastrici.

Dunque, l’assunzione abituale di alimenti come spremute di agrumi, vino, yogurt, frutta acerba, cola, pomodori e, comunque, di qualsiasi bevanda o cibo di natura acida, può avere un’azione mordenzante sullo smalto e sulla dentina (provocandone microscopiche porosità ed erosione).

Ma alcuni di questi alimenti vanno comunque consumati e non vi è motivo per privarsene.

È utile, dunque, utilizzare abitualmente un dentifricio contenente fluoro e, ciclicamente, anche collutori al fluoro (per periodi di 30 giorni, almeno 2-4 volte all’anno), praticando sciacqui almeno una volta al giorno, dopo l’igiene orale abituale.

Nei pazienti ad alto rischio di erosione/abrasione, vanno attuati semplici accorgimenti, come ridurre la frequenza e il contatto con cibi e bevande contenenti acidi, ed utilizzare la cannuccia quando si consumano bevande potenzialmente acide.

Evitare di lavare i denti subito dopo aver consumato cibi o bevande acide, anzi attendere almeno 30 minuti in modo tale da permettere il naturale processo di remineralizzazione dato dalla saliva che svolge la sua funzione tampone dell’acidità.

Nei primi 30 minuti dal contatto con cibi e bevande acide, si consiglia l’utilizzo anche di collutori al fluoro e di gomme da masticare senza zucchero, in grado di indurre l’aumento del flusso salivare e di favorire la remineralizzazione dello smalto stesso.

Infine, esistono cibi in grado di contrastare questa azione aggressiva dei cibi potenzialmente erosivi, come ad esempio quelli ricchi di calcio come latte e formaggi.

Le nostre igieniste sono a disposizione per ulteriori consigli.

Dott.ssa Martina Corsi

10 Aprile 2019
Sorriso

Tre Indicazioni per migliorare il sorriso

… e Smile Center di sorrisi se ne intende…

Ecco qualche consiglio per scegliere e discriminare le varie opzioni dietetiche.

Una dieta bilanciata ed il consumo di alimenti “buoni” ti permetterà di restare in forma e sorridere sempre!

Dunque, possiamo distinguere gli alimenti in diverse classi sulla base della capacità cariogena:

  1. CIBI CARIOGENI
  • Carboidrati semplici, zuccheri (molecole di piccole dimensioni).
  • Saccarosio, glucosio, fruttosio, maltosio, miele e zucchero di canna hanno elevate capacità cariogene, mentre lattosio e galattosio un basso livello di cariogenicità.
  • Alimenti dolci e appiccicosi, bevande zuccherate e succhi di frutta.
  1. CIBI A BASSA CARIOGENICITÀ
  • Polisaccaridi, cibi ricchi di amidi, frutta fresca e verdure crude, grazie al loro basso contenuto di zuccheri semplici.
  • Cibi con elevata quantità di acqua, come la maggior parte della frutta e della verdura.

Attenzione ad alcuni vegetali acidi come arance, pomodori, kiwi e limoni, i quali possono provocare erosione dello smalto dentale.

  1. CIBI ACARIOGENI

Grassi e proteine hanno la proprietà di innalzare il pH della saliva e renderlo alcalino:

  • I grassi riducono la solubilità degli zuccheri e lubrificano la superficie dei denti dagli attacchi degli acidi.
  • Le proteine del latte e derivati che contengono anche calcio e fosforo stimolano il flusso salivare e l’azione di remineralizzazione.

Achtung! Non dimenticare che ci sono cibi “buoni” come cacao, liquirizia, tè nero ed uva passa che rappresentano gli alimenti acariogeni per eccellenza!

Inoltre, c’è da sapere che le mele svolgono un’azione protettiva per la salute del cavo orale, in quanto stimolano il flusso salivare e facilitano l’autodetersione.

Dott.ssa Martina Corsi

2 Aprile 2019
Salva gengive

Le dieci regole base salva gengive.

  1. Non fumare
  2. Spazzolare bene denti e gengive
  3. Pulire gli spazi interdentali con filo o scovolini
  4. Lavare denti e gengive almeno due volte al giorno per 2 minuti ciascuna
  5. Dentifrici e collutori specifici sono utili per una pulizia più efficace di denti e gengive, ma solo se prescritti dal dentista
  6. Assumere vitamina C e antiossidanti mangiando frutta e verdura
  7. Eseguire la seduta di igiene professionale almeno 2 volte all’anno
  8. Effettuare il test PSR per controllare la salute gengivale
  9. In caso di gengive sanguinanti, arrossate o alito cattivo è consigliabile una valutazione odontoiatrica
  10. Non trascurare le infiammazioni gengivali, anche se superficiali, in quanto potrebbero degenerare in parodontite

Dott.ssa Alessandra Corsi

19 Marzo 2019
Protesi

La protesi totale è un dispositivo

che permette al paziente totalmente edentulo (che ha perduto tutti i
denti di una o entrambe le arcate dentarie) di riacquistare le funzioni:

  • Masticatoria
  • Estetica
  • Fonetica

Essa, idealmente, dovrebbe aderire alle mucose che ricoprono la mascella o la mandibola analogamente a due lastre di vetro con interposta una goccia d’acqua, che nel cavo orale è rappresentata dalla saliva: si
viene a creare una condizione di “vuoto” che permette alla protesi di stare saldamente ferma.

COSA FARE QUANDO LA PROTESI INIZIA A “TRABALLARE” E CADERE?

Capiamo perché accade ciò: le arcate dentarie, in assenza degli elementi dentari, sono soggette ad un
processo di riassorbimento osseo, con conseguente ripercussione sulle strutture che lo ricoprono, quindi le mucose.

La graduale perdita di struttura ossea determina la formazione di “spazi” tra la protesi e le mucose,
impedendo quindi la formazione del “vuoto”, condizione necessaria affinchè tale dispositivo non cada.

In questo caso è necessaria la RIBASATURA della protesi: si tratta di una procedura che, attraverso la
semplice presa di una impronta, permette di apporre il materiale “mancante” nelle zone in cui si sono
creati gli spazi, affinchè la protesi si adatti alla nuova struttura ossea delle arcate.

Dott.ssa Valentina Camilli

12 Marzo 2019
Probiotici

Ma sono tutti efficienti?

Definiti genericamente ‘’fermenti lattici’’, sono alimenti o integratori contenenti microrganismi vivi che vengono assunti con l’obiettivo di modificare la microflora intestinale, al fine di migliorare lo stato di salute dell’individuo o trattare una malattia.

Per essere definiti probiotici, i microrganismi che vengono introdotti con gli alimenti devono essere in grado di raggiungere il tratto gastrointestinale in condizione di vitalità per esercitare la loro azione salutistica.

Oggi, innumerevoli ricerche scientifiche hanno ampiamente validato il loro razionale utilizzo, sia in termini preventivi sia in termini di trattamento, per la cura di diverse condizioni patologiche.

I microrganismi, per essere considerati probiotici, devono essere ceppi che normalmente colonizzano l’apparato gastro intestinale umano, sicuri per l’impiego umano senza causare effetti collaterali, attivi e vitali alle condizioni ambientali presenti a livello intestinale, resistenti a bassi pH, ai succhi gastrici e pancreatici ed essere in grado si colonizzare almeno in modo temporaneo il sistema gastrointestinale umano.

I batteri appartenenti al genere Lactobacillus, presenti nei latticini come lo yogurt, non possono essere definiti realmente probiotici in quanto non sono in grado di colonizzare il tratto gastrointestinale umano; questo perché sono stabili solo nelle specie di provenienza (bovini, caprini, ovini).

Nell’uomo, svolgono sicuramente funzioni utili ma secondarie e limitate al tempo di passaggio nell’intestino (prima di venire espulsi con le feci).

In ogni caso, anche nel cavo orale, persino un’azione transitoria si può dimostrare utile. Secondo alcuni studi, infatti, potrebbero essere sufficienti 65 grammi di yogurt al giorno per ridurre il rischio di problemi a denti e gengive anche in età avanzata.

Inoltre, recenti studi suggeriscono come la sostituzione di batteri “cattivi” con batteri probiotici del cavo orale possa svolgere un decisivo aiuto nella cura delle parodontiti.

Anche l’alitosi è spesso associata ad uno squilibrio della microflora commensale del cavo orale, che porta alla degradazione di proteine che vengono trasformate in composti volatili di zolfo: alcuni ceppi probiotici hanno la capacità di inibire la produzione di questi composti.

Infine, esistono chewing gum e tavolette orosolubili contenenti probiotici per aumentare quella parte di flora batterica che ha effetti benefici per la salute del cavo orale.

Dott.ssa Martina Corsi

5 Marzo 2019
Cioccolato fa bene ai denti

Perchè è ancora un taboo?

Il cioccolato è stato inserito nella lista degli alimenti “salva-sorriso” in quanto, secondo gli studi condotti, aiuterebbe i denti a non perdere smalto e a non essere attaccati da placca e carie.

Tale affermazione potrebbe apparire sconcertante, considerata la ricchezza di zuccheri del cioccolato e la sua tendenza ad aderire ai denti e alla saliva.

Entrambe queste caratteristiche, infatti, contribuiscono ad elevare significativamente il rischio cariogeno dell’alimento.

I benefici per i denti derivanti dal consumo di cioccolato fondente dipenderebbero dalla presenza di alcuni “antibatterici naturali” all’interno del cacao.

In particolare, alcuni polifenoli (tannini) impedirebbero allo Streptococcus mutans di produrre glucani, come il mutano, che conferiscono al batterio capacità adesive alle superfici dentali.

Si deve tener conto, a tal proposito, di come gli effetti cariogeni di una dieta ricca di zuccheri siano da attribuire soprattutto ad un aumento di adesività del batterio, mentre minore importanza ha l’effetto sulla nutrizione dello stesso.

Le proprietà “anti-adesive” del cacao sono state valutate mediante alcuni studi, che ad esempio hanno portato alla luce una riduzione della placca e della conta di streptococchi mutans dopo l’uso di un collutorio “medicato” con estratti di cacao.

Altri cibi ricchi di tannini saranno, invece, il caffè e il vino rosso.

Occorre comunque considerare che gli alimenti ricchi di tannini tendono a macchiare i denti, soprattutto se sono ricchi di sostanze cromogene, come il tè nero o il cacao.

Per beneficiare delle possibili proprietà anti-carie del cioccolato, gli esperti del sottolineano come sia molto importante scegliere prodotti fondenti ad alta percentuale di cacao (80% o più).

Consumarlo a fine pasto o comunque quando è possibile lavarsi i denti entro pochi minuti, ed evitare di consumarlo in associazione a dessert troppo ricchi di zuccheri e carboidrati.

Se così non fosse, il cioccolato potrebbe rivelarsi più dannoso che benefico per la salute orale.

Dott.ssa Martina Corsi

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12 Febbraio 2019
carie

La carie è una patologia che colpisce i tessuti duri del dente (smalto e dentina), provocandone la loro
graduale perdita. Si sviluppa dalla combinazione di una serie di fattori:

  • Dieta: alto consumo di zuccheri.
  • Microrganismi cariogeni: batteri presenti nel cavo orale che utilizzano gli zuccheri della nostra dieta per produrre sostanze che distruggono i tessuti duri del dente.
  • Fattore Tempo: quanto tempo hanno a disposizione questi batteri di utilizzare gli zuccheri assunti con l’alimentazione.
  • Cariorecettività: predisposizione allo sviluppo di carie della persona.

COSA SI FA?

Il tessuto dentario cariato viene rimosso con appositi strumenti determinando la formazione di una cavità, che verrà successivamente riempita con del materiale apposito chiamato composito: si tratta di materiali altamente estetici che hanno oramai sostituito le “vecchie” otturazioni in amalgama (le cosiddette, “piombature”).

ATTENZIONE: la carie può colpire anche i dentini da latte dei bambini che, se gravemente compromessi,
possono creare problematiche al dente permanente che si trova sotto di essi prima della permuta.

Quindi, GENITORI: evitare cibi altamente zuccherini per i propri figli, così come, per i più piccini, l’utilizzo di ciucciotti dolcificati con miele.

È bene educare i propri figli all’igiene orale sin da piccoli ed effettuare controlli periodici dal dentista.

Dott.ssa Valentina Camilli

14 Marzo 2017

Il dentifricio è un prodotto finalizzato alla pulizia, alla manutenzione dell’estetica ed alla salute dei denti.

Assieme allo spazzolino viene utilizzato comunemente per promuovere l’igiene orale.

È importante notare che la maggior parte delle operazioni di pulizia vengono effettuate mediante l’uso meccanico dello spazzolino da denti, e non per l’attività del dentifricio.

COSA TROVIAMO DENTRO UN COMUNCE DENTIFRICIO?

  1. Acqua
  2. Sostanze abrasive: carbonato di calcio, fosfato di calcio diidrato o anidro, silici, silicati e gel silicati disidratati. Hanno azione pulente e lucidante.
  3. Materiali umettanti e lubrificanti: glicerina, sorbitolo e polietilenglicole. Hanno la funzione di trattenere l’umidità e di impedire l’indurimento del dentifricio a contatto con l’aria.
  4. Leganti ed addensanti: per prevenire la separazione degli ingredienti solidi da quelli liquidi, vengono utilizzati glicerina e derivati della cellulosa.
  5. Detergenti come il sodio lauril sulfato e la cocamidopropil betaina: sono impiegati per formare la schiuma e asportare le sostanze rimosse con lo spazzolino, che rimangono inglobate nelle bollicine.
  6. Aromi: diverse sono le sostanze che vengono aggiunte al dentifricio, come mentolo, timolo, menta piperita, cannella ed altri oli essenziali.
  7. Dolcificanti acariogeni: sorbitolo (ha anche funzione conservante), saccarina e xilitolo (ha anche funzione antiplacca).
  8. Sostanze funzionali come fluoro, idrossiapatite, clorexidina ecc.

Dott.ssa Valentina De Rubeis

14 Marzo 2017

Alcuni collutori, che molto spesso vengono utilizzati in maniera esagerata, hanno all’ interno un principio attivo molto forte e vanno per questo utilizzati per brevi periodi di tempo. Questo principio attivo è la clorexidina, un potente battericida che viene prescritto in caso di infiammazione gengivale del paziente  per una settimana massimo due, aiutandolo così ad abbassare la carica batterica nel cavo orale. Perciò  non deve esse utilizzato quotidianamente, altrimenti andrà ad alterare il colore dello smalto causando antiestetiche macchie sui denti che solo un igiene professionale potrà rimuovere. Per avere una bocca pulita quindi utilizzare spazzolino, filo interdentale o scovolino e tanto tanto olio di gomito.

Dott.ssa Valentina Rocchi

5 Marzo 2017

I dentifrici whitening funzionano? Questa è una domanda che sentiamo spesso ma la risposta è no, non sbiancano i denti. Usandoli quotidianamente, avendo questi una leggera azione abrasiva,  vanno a rimuovere soltanto quella patina gialla causata dagli alimenti ma non le pigmentazioni estrinseche causate da fumo,caffè ecc. Questo tipo di macchie possono essere rimosse solo con una igiene professionale fatta  periodicamente ogni 6 mesi e solo dopo questa il dentifricio whitening  può svolgere il suo compito e cioé quello di mantenere il  “naturale ” colore dei denti. Per cambiare il colore del dente bisogna fare lo sbiancamento professionale che è tutta un’altra cosa infatti non si va ad agire meccanicamente ma chimicamente.

Dott.ssa Valentina Rocchi

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