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12 Febbraio 2019
carie

La carie è una patologia che colpisce i tessuti duri del dente (smalto e dentina), provocandone la loro
graduale perdita. Si sviluppa dalla combinazione di una serie di fattori:

  • Dieta: alto consumo di zuccheri.
  • Microrganismi cariogeni: batteri presenti nel cavo orale che utilizzano gli zuccheri della nostra dieta per produrre sostanze che distruggono i tessuti duri del dente.
  • Fattore Tempo: quanto tempo hanno a disposizione questi batteri di utilizzare gli zuccheri assunti con l’alimentazione.
  • Cariorecettività: predisposizione allo sviluppo di carie della persona.

COSA SI FA?

Il tessuto dentario cariato viene rimosso con appositi strumenti determinando la formazione di una cavità, che verrà successivamente riempita con del materiale apposito chiamato composito: si tratta di materiali altamente estetici che hanno oramai sostituito le “vecchie” otturazioni in amalgama (le cosiddette, “piombature”).

ATTENZIONE: la carie può colpire anche i dentini da latte dei bambini che, se gravemente compromessi,
possono creare problematiche al dente permanente che si trova sotto di essi prima della permuta.

Quindi, GENITORI: evitare cibi altamente zuccherini per i propri figli, così come, per i più piccini, l’utilizzo di ciucciotti dolcificati con miele.

È bene educare i propri figli all’igiene orale sin da piccoli ed effettuare controlli periodici dal dentista.

Dott.ssa Valentina Camilli

5 Aprile 2017

Oggi vi parlerò di una delle paure più radicate nei pazienti: IL DENTE DEL GIUDIZIO.

L’ottavo dente dell’arcata dentaria, corrispondente al terzo molare, viene chiamato anche dente del giudizio, in quanto è l’ultimo a erompere e la sua eruzione avviene fra i 16 e i 20 anni.

In realtà la razza umana nei tempi preistorici possedeva 4 molari ma via via con l’evoluzione e con l’accorciarsi della mandibola il nono dente è andato a scomparire, anche se talvolta in rari casi se ne trovano ancora come abbozzi.

Sempre a causa dell’accorciarsi della mandibola si sta andando incontro alla perdita anche del terzo molare.

Anche se l’accorciamento mandibolare è più veloce della perdita del terzo molare per cui oggi ci troviamo nella condizione di avere nella maggior parte dei casi una mancanza di spazio all’eruzione del dente del giudizio e al loro impattamento contro l’osso o ai denti antecedenti.

Questa situazione comporta spessissimo alcuni problemi quali: spostamento e accavallamento degli incisivi, carie destruenti a carico dei settimi, infiammazioni e infezioni nella zona di eruzione.

In tutti questi casi l’unica terapia possibile è sicuramente l’estrazione.

Questa può essere semplice, complessa o chirurgica.

Fondamentale è un accurato studio della posizione del dente del giudizio nella sua relazione spaziale tridimensionale.

Questa vale soprattutto per quelli inferiori in quanto in stretto contatto con il nervo alveolare inferiore.

E’ proprio per questo motivo che oggi non si può prescindere da una CBTC (CONE BEAM TAC) per lo studio tridimensionale del caso prima di affrontare l’intervento.

In mani esperte l’intervento dura intorno ai 15/20 minuti e questo significa che è possibile effettuare l’estrazione dei 4 denti del giudizio in una unica seduta.

Questo significa anche un solo tempo chirurgico, un solo periodo di guarigione e una sola terapia farmacologica riducendo così i tempi di recupero e il sovraccarico farmacologico.

Il post-operatorio non presenta quasi mai fastidi particolari né tantomeno dolore.

Giusto un po’ di gonfiore della parte che dura circa 4 giorni.

Dott. Marco Cernicchi

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21 Marzo 2017

Oggi riprendiamo il discorso sulle recessioni gengivali parlando di tecniche chirurgiche. 

Lo scopo è quello di ricreare una adeguata banda di gengiva aderente intorno ai denti.

La gengiva aderente è quella parte di gengiva a contatto dei denti che ha la funzione di proteggere l’osso sottostante dall’attacco chimico batterico e traumatico a cui siamo costantemente sottoposti. 

In pratica la gengiva aderente ha il compito di fare da guarnizione fra esterno, cavità orale e interno osso. 

Per svolgere al meglio questa funzione deve essere presente per 3 mm in altezza e almeno 0,8 mm in spessore. 

Quando viene a mancare può essere ricostruita sia per motivi estetici  che funzionali.

Le tecniche sono varie e con indicazioni specifiche per ognuna. 

Fondamentalmente si possono dividere in due categorie quelle con innesto e quelle senza innesto. 

Naturalmente quelle con innesto di materiale sono quelle che offrono maggiore predicibilità e garanzia di successo. 

Negli anni sono stati usati vari tipi di materiale da innesto di tipo sintetico,di origine animale e anche umana. 

La soluzione comunque migliore è quella di utilizzare tessuto dello stesso paziente che viene prelevato nella zona del palato fra premolari e primo molare.

Dott. Marco Cernicchi

14 Marzo 2017

Il dentifricio è un prodotto finalizzato alla pulizia, alla manutenzione dell’estetica ed alla salute dei denti.

Assieme allo spazzolino viene utilizzato comunemente per promuovere l’igiene orale.

È importante notare che la maggior parte delle operazioni di pulizia vengono effettuate mediante l’uso meccanico dello spazzolino da denti, e non per l’attività del dentifricio.

COSA TROVIAMO DENTRO UN COMUNCE DENTIFRICIO?

  1. Acqua
  2. Sostanze abrasive: carbonato di calcio, fosfato di calcio diidrato o anidro, silici, silicati e gel silicati disidratati. Hanno azione pulente e lucidante.
  3. Materiali umettanti e lubrificanti: glicerina, sorbitolo e polietilenglicole. Hanno la funzione di trattenere l’umidità e di impedire l’indurimento del dentifricio a contatto con l’aria.
  4. Leganti ed addensanti: per prevenire la separazione degli ingredienti solidi da quelli liquidi, vengono utilizzati glicerina e derivati della cellulosa.
  5. Detergenti come il sodio lauril sulfato e la cocamidopropil betaina: sono impiegati per formare la schiuma e asportare le sostanze rimosse con lo spazzolino, che rimangono inglobate nelle bollicine.
  6. Aromi: diverse sono le sostanze che vengono aggiunte al dentifricio, come mentolo, timolo, menta piperita, cannella ed altri oli essenziali.
  7. Dolcificanti acariogeni: sorbitolo (ha anche funzione conservante), saccarina e xilitolo (ha anche funzione antiplacca).
  8. Sostanze funzionali come fluoro, idrossiapatite, clorexidina ecc.

Dott.ssa Valentina De Rubeis

14 Marzo 2017

Alcuni collutori, che molto spesso vengono utilizzati in maniera esagerata, hanno all’ interno un principio attivo molto forte e vanno per questo utilizzati per brevi periodi di tempo. Questo principio attivo è la clorexidina, un potente battericida che viene prescritto in caso di infiammazione gengivale del paziente  per una settimana massimo due, aiutandolo così ad abbassare la carica batterica nel cavo orale. Perciò  non deve esse utilizzato quotidianamente, altrimenti andrà ad alterare il colore dello smalto causando antiestetiche macchie sui denti che solo un igiene professionale potrà rimuovere. Per avere una bocca pulita quindi utilizzare spazzolino, filo interdentale o scovolino e tanto tanto olio di gomito.

Dott.ssa Valentina Rocchi

5 Marzo 2017

I dentifrici whitening funzionano? Questa è una domanda che sentiamo spesso ma la risposta è no, non sbiancano i denti. Usandoli quotidianamente, avendo questi una leggera azione abrasiva,  vanno a rimuovere soltanto quella patina gialla causata dagli alimenti ma non le pigmentazioni estrinseche causate da fumo,caffè ecc. Questo tipo di macchie possono essere rimosse solo con una igiene professionale fatta  periodicamente ogni 6 mesi e solo dopo questa il dentifricio whitening  può svolgere il suo compito e cioé quello di mantenere il  “naturale ” colore dei denti. Per cambiare il colore del dente bisogna fare lo sbiancamento professionale che è tutta un’altra cosa infatti non si va ad agire meccanicamente ma chimicamente.

Dott.ssa Valentina Rocchi

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25 Febbraio 2017

Abbiamo visto come molti attori famosi debbano parte della loro bellezza e del loro fascino alle cure del dentista. E’ opinione comune che certi livelli di alta qualità estetica siano solo alla portata tecnica ed economica di pochi eletti. Oggi con le veneer è possibile in modo semplice veloce e non troppo costoso migliorare il proprio sorriso. Le veneer sono dei sottili gusci di ceramica dello spessore di pochi decimi che vengono incollati sui denti per modificarne forma posizione e colore senza rovinarli assolutamente in quanto i denti sottostanti spesso non vengono quasi toccati. Ottime nei casi in cui ci sia necessità di ingrandire i denti e/o modificarne forma o posizione. Un accurato studio del caso e una ricostruzione in cera del lavoro finito (ceratura diagnostica) sono fondamentali per una buona riuscita estetica del caso.

Dott. Marco Cernicchi

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19 Febbraio 2017

Oggi parleremo di una problematica estremamente frequente, presente sia nei giovani che nelle persone più mature.

LE RECESSIONI: Si tratta di retrazioni della gengiva che possono colpire uno o più denti in zone singole o multiple della bocca. Il problema è multifattoriale:
1) Quantità e qualità della gengiva aderente che è predeterminata geneticamente;
2) Malposizione dei denti che hanno le radici al di fuori dal bordo osseo;
3) Traumi meccanici quali uno spazzolamento troppo violento o l’uso di spazzolini dalle setole troppo dure;
4) Presenza di placca e tartaro che determinano infiammazione e retrazione ossea.

Al di là del problema estetico c’è un problema funzionale di sensibilità aumentata al freddo o al caldo.
Ma il problema vero è che una volta innescato il meccanismo della recessione questo diventa irreversibile e negli anni può portare alla perdita del dente.
Il problema è controllabile se all’inizio con la modifica di alcuni comportamenti, spazzolini con setole morbide e tecnica corretta di spazzolamento più dei controlli specialistici almeno 2 volte all’anno.
Se il problema è avanzato come nella foto sopra allora non rimane altro che la chirurgia.
Oggi sono state pubblicate ben 21 tecniche differenti per la ricostruzione dei tessuti gengivali.Sarà compito dello specialista scegliere materiali e tecniche più adatte al caso.

 

In un prossimo articolo vedremo alcune delle tecniche principali.

Dott. Marco Cernicchi

3 Marzo 2015

È caratteristico che in gravidanza si abbia un aumento di forme di gengivite e talvolta la comparsa di caratteristiche estroflessioni interdentali dette epulidi.Epulidi

Le epulidi crescono velocemente a partire dal terzo mese, e sono localizzate in genere sull’arcata dentaria superiore.

Si formano tra due denti, di solito vicino a quelli compresi nella zona fra i due canini.

La causa delle epulidi è multifattoriale, è ipotizzabile che sia necessario una concomitanza di cause e di fattori predisponenti nella genesi del quadro clinico.

Tra essi possiamo ricordare: la presenza di focolai infettivi a carico dei tessuti parodontali profondi e superficiali, il biotipo parodontale, le alterazioni fisiologiche ormonali (tipiche del periodo gravidico) e l’assunzione di alcune terapie farmacologiche sistemiche.

Le epulidi devono essere asportate solo qualora siano molto fastidiose o sanguinanti, infatti nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente dal nono mese in poi.

Le metodiche terapeutiche tradizionali si avvalgono di tecniche d’asportazione escissionali con bisturi a lama fredda, di toilette chirurgiche locali che comprendono manovre di levigatura radicolari e ossee alveolari.

E’ possibile prevenire questa patologia con un programma di igiene orale professionale a cominciare dall’inizio della gravidanza e continuare poi a livello domiciliare, evitando però l’uso di agenti per il controllo chimico della placca come la clorexedina poiché attualmente mancano test di teratogenicità; sono consigliati i collutori a base di sostituti salivari che contengono gli stessi componenti della saliva.

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