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5 Febbraio 2019
OSAS

Hai mai sentito parlare di OSAS?

Si tratta della Sindrome da apnea ostruttiva nel sonno; caratterizzata da episodi di ostruzione completa o parziale delle vie aeree superiori durante il sonno, con sintomatologia correlata.

Può manifestarsi di notte, con russamento ed apnee, sonno frammentato ed ipossiemia, oppure durante il giorno, con sonnolenza inappropriata. Le conseguenze saranno di tipo cardiovascolare e neurocomportamentale.

I sintomi riscontrati in caso di OSAS sono: russamento sporadico o intermittente, sonnolenza diurna, risveglio con fame d’aria, attività motoria durante il sonno con agitazione e sudore, poliuria e reflusso gastroesofageo.

In particolare modo, in fase diurna si ha cefalea, irritabilità, depressione, problemi della sfera sessuale, astenia.

Bisogna porre attenzione alle conseguenze associate ad OSAS, in quanto si assiste all’insorgenza di ipertensione arteriosa, nel 50% dei casi, e di sindrome coronarica acuta.

Inoltre, la privazione di sonno può determinare demenza e disturbi cognitivi, così come la disregolazione dell’appetito e/o l’aumento di peso: nel paziente con disturbi del sonno non c’è produzione di leptina da parte del tessuto adiposo, dunque non ci sarà senso di sazietà, per cui i risvegli saranno improvvisi e soprattutto associati a forte senso di fame.

L’approccio multidisciplinare prevede la copartecipazione in equipe di specialisti, tra cui un ortodontista che rintracci condizioni di malocclusione, disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare e che proponga una terapia risolutiva mediante dispositivi intraorali.

 

D.ssa Martina Corsi

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5 Aprile 2017

Oggi vi parlerò di una delle paure più radicate nei pazienti: IL DENTE DEL GIUDIZIO.

L’ottavo dente dell’arcata dentaria, corrispondente al terzo molare, viene chiamato anche dente del giudizio, in quanto è l’ultimo a erompere e la sua eruzione avviene fra i 16 e i 20 anni.

In realtà la razza umana nei tempi preistorici possedeva 4 molari ma via via con l’evoluzione e con l’accorciarsi della mandibola il nono dente è andato a scomparire, anche se talvolta in rari casi se ne trovano ancora come abbozzi.

Sempre a causa dell’accorciarsi della mandibola si sta andando incontro alla perdita anche del terzo molare.

Anche se l’accorciamento mandibolare è più veloce della perdita del terzo molare per cui oggi ci troviamo nella condizione di avere nella maggior parte dei casi una mancanza di spazio all’eruzione del dente del giudizio e al loro impattamento contro l’osso o ai denti antecedenti.

Questa situazione comporta spessissimo alcuni problemi quali: spostamento e accavallamento degli incisivi, carie destruenti a carico dei settimi, infiammazioni e infezioni nella zona di eruzione.

In tutti questi casi l’unica terapia possibile è sicuramente l’estrazione.

Questa può essere semplice, complessa o chirurgica.

Fondamentale è un accurato studio della posizione del dente del giudizio nella sua relazione spaziale tridimensionale.

Questa vale soprattutto per quelli inferiori in quanto in stretto contatto con il nervo alveolare inferiore.

E’ proprio per questo motivo che oggi non si può prescindere da una CBTC (CONE BEAM TAC) per lo studio tridimensionale del caso prima di affrontare l’intervento.

In mani esperte l’intervento dura intorno ai 15/20 minuti e questo significa che è possibile effettuare l’estrazione dei 4 denti del giudizio in una unica seduta.

Questo significa anche un solo tempo chirurgico, un solo periodo di guarigione e una sola terapia farmacologica riducendo così i tempi di recupero e il sovraccarico farmacologico.

Il post-operatorio non presenta quasi mai fastidi particolari né tantomeno dolore.

Giusto un po’ di gonfiore della parte che dura circa 4 giorni.

Dott. Marco Cernicchi

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14 Marzo 2017

Il dentifricio è un prodotto finalizzato alla pulizia, alla manutenzione dell’estetica ed alla salute dei denti.

Assieme allo spazzolino viene utilizzato comunemente per promuovere l’igiene orale.

È importante notare che la maggior parte delle operazioni di pulizia vengono effettuate mediante l’uso meccanico dello spazzolino da denti, e non per l’attività del dentifricio.

COSA TROVIAMO DENTRO UN COMUNCE DENTIFRICIO?

  1. Acqua
  2. Sostanze abrasive: carbonato di calcio, fosfato di calcio diidrato o anidro, silici, silicati e gel silicati disidratati. Hanno azione pulente e lucidante.
  3. Materiali umettanti e lubrificanti: glicerina, sorbitolo e polietilenglicole. Hanno la funzione di trattenere l’umidità e di impedire l’indurimento del dentifricio a contatto con l’aria.
  4. Leganti ed addensanti: per prevenire la separazione degli ingredienti solidi da quelli liquidi, vengono utilizzati glicerina e derivati della cellulosa.
  5. Detergenti come il sodio lauril sulfato e la cocamidopropil betaina: sono impiegati per formare la schiuma e asportare le sostanze rimosse con lo spazzolino, che rimangono inglobate nelle bollicine.
  6. Aromi: diverse sono le sostanze che vengono aggiunte al dentifricio, come mentolo, timolo, menta piperita, cannella ed altri oli essenziali.
  7. Dolcificanti acariogeni: sorbitolo (ha anche funzione conservante), saccarina e xilitolo (ha anche funzione antiplacca).
  8. Sostanze funzionali come fluoro, idrossiapatite, clorexidina ecc.

Dott.ssa Valentina De Rubeis

14 Marzo 2017

Alcuni collutori, che molto spesso vengono utilizzati in maniera esagerata, hanno all’ interno un principio attivo molto forte e vanno per questo utilizzati per brevi periodi di tempo. Questo principio attivo è la clorexidina, un potente battericida che viene prescritto in caso di infiammazione gengivale del paziente  per una settimana massimo due, aiutandolo così ad abbassare la carica batterica nel cavo orale. Perciò  non deve esse utilizzato quotidianamente, altrimenti andrà ad alterare il colore dello smalto causando antiestetiche macchie sui denti che solo un igiene professionale potrà rimuovere. Per avere una bocca pulita quindi utilizzare spazzolino, filo interdentale o scovolino e tanto tanto olio di gomito.

Dott.ssa Valentina Rocchi

5 Marzo 2017

I dentifrici whitening funzionano? Questa è una domanda che sentiamo spesso ma la risposta è no, non sbiancano i denti. Usandoli quotidianamente, avendo questi una leggera azione abrasiva,  vanno a rimuovere soltanto quella patina gialla causata dagli alimenti ma non le pigmentazioni estrinseche causate da fumo,caffè ecc. Questo tipo di macchie possono essere rimosse solo con una igiene professionale fatta  periodicamente ogni 6 mesi e solo dopo questa il dentifricio whitening  può svolgere il suo compito e cioé quello di mantenere il  “naturale ” colore dei denti. Per cambiare il colore del dente bisogna fare lo sbiancamento professionale che è tutta un’altra cosa infatti non si va ad agire meccanicamente ma chimicamente.

Dott.ssa Valentina Rocchi

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